Profumi

Il modo dei profumi visto da Rosa Vaia: Naso italiano e fondatrice di Coquillete Paris

Talento e intraprendenza sono le chiavi del successo di Rosa Vaia, uno dei Nasi più noti e apprezzati nel panorama mondiale della profumeria artistica, o d’autore, come lei stessa ama definirla.

Una vita a metà strada tra l’Italia e la Francia, dopo la laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Napoli si trasferisce a Parigi dove asseconda la sua passione più grande: quella della profumeria. Insieme ad una cara amica inizia a creare fragranze per diversi marchi di moda fino a quando, nel 2012, le due fondano Coquillete Paris, un brand di nicchia che esordisce con un profumo, Herat, distribuito dalla celebre boutique Jovoy, a Parigi.

Quando la sua amica sposa un uomo italiano e si trasferisce a vivere nella nostra penisola i tempi sono maturi: il brand viene spostato in Italia e le due ragazze, da creatrici, divengono anche produttrici di fragranze, chiaramente made in Italy.

Intervista a Rosa Vaia

Il profumo è una creatura potente, capace di creare ricordi e suscitare sensazioni che possono durare per una vita intera. Quanto influisce la tua esperienza personale e quella delle donne che ti sono vicine nella creazione delle fragranze proposte da Coquillete Paris e quali sono le tue altre fonti di ispirazione?

L’esperienza personale incide sempre, creare un profumo spesso è la materializzazione di una visione, è una questione culturale oltre che sensoriale. A differenza di un accessorio, il profumo non si vede, crea una connessione intima con chi lo indossa e si palesa agli altri. Ha una vita a sé, il creatore sa che appena se ne staccherà quel profumo sarà protagonista di tante storie, ricordi, emozioni, tante quanti gli uomini e donne che lo sceglieranno per sé.

Cosa può raccontare un profumo di chi lo indossa?

Tutto e niente, se non il suo gusto. Tuttavia le abitudini nel profumarsi comunicano molto di noi. C’è chi vanta di usare lo stesso profumo da molti anni, per me equivale ad indossare lo stesso vestito tutti i giorni al lavoro, di sera e ad un evento speciale. Si consideri anche che nel tempo i profumi possono subire riformulazioni, quindi il profumo cambia per noi. Nasi svogliati, apatici, da risvegliare con elettrochoc. Poi ci sono i bulimici, quelli che comprano tanto, sovrappongono, due spruzzi ed archiviano, un po’ superficiali, ma di certo più simpatici. Ci sono quelli che amano le boccette, esteti senz’anima. Quelli alternativi ad oltranza, “questo profumo me lo manda un amico dallo stato autonomo del Botswana”, esotici. Insomma, la fauna è interessante.

Pensi che la scelta del profumo abbia a che fare più con l’umore o con la personalità?

Ha a che fare con il nostro Io, quello che gli altri non vedono e spesso non vediamo noi stessi.

Il modo in cui la società si è rapportata ai profumi è cambiato moltissimo nel corso del tempo. Basti pensare a come, a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, il contenitore delle fragranze abbia iniziato ad assumere un’importanza fondamentale evolvendo esso stesso in una forma d’arte. Nel 2020 quanto è importante la confezione, non solo come strumento di marketing ma anche e soprattutto come via privilegiata per raccontare la personalità del profumo?

La confezione continua a rivestire un’importanza fondamentale, ma non solo come forma d’arte poiché definisce anche una collocazione veloce del brand. Bottiglie preziose e luccicanti? Brand luxury che si rivolge al mercato medio-orientale? Bottiglia standard, tappo standard, etichetta in carta, incollata a mano? (Si vede perché non sono mai perfettamente dritte) Indie perfume, profumeria indipendente. Stampi dal design accattivante? (Profumeria commerciale, selettiva). Bocce standard con elementi artigianali e qualitativamente ricercati? Profumeria artistica o di nicchia.

Sei una giovane donna di successo, creatrice di profumi e imprenditrice di un marchio affermato: come descriveresti la strada che ti ha portata dove sei ora e quali consigli daresti a chi vorrebbe seguire il tuo esempio, intraprendendo il tuo stesso percorso di formazione?

Io non ho fatto il percorso “canonico” quindi consiglierei di studiare chimica o farmacia e poi specializzarsi, ma soprattutto fare tanta pratica, affiancando persone esperte, a tutti i livelli, dagli acquisti, alla formulazione, al packaging e marketing. Un creatore deve conoscere tutte le fasi: dalla creazione al posizionamento di un profumo, solo così può costruirsi un proprio spazio in questo mondo.

Immagine di copertina credit: Thom Rever.

Iscriviti alla newsletter!

E’ gratis e ti consente di ricevere direttamente nella tua casella di posta tanti consigli di bellezza e tutte le novità del mondo beauty!


Marica Mario

Marica, #Generation30 e una vita a metà strada tra l'Italia e l'Inghilterra. Ho un'insana passione per borse e rossetti e vorrei il super potere dei capelli sempre in piega. Se avvisti qualcuno che vaga di profumeria in profumeria ricoperto di swatch... probabilmente sono io!

Marica Mario

Marica, #Generation30 e una vita a metà strada tra l'Italia e l'Inghilterra. Ho un'insana passione per borse e rossetti e vorrei il super potere dei capelli sempre in piega. Se avvisti qualcuno che vaga di profumeria in profumeria ricoperto di swatch... probabilmente sono io!

Ti potrebbero anche piacere...